Osea e il Vangelo oggi ci parlano dell’esperienza di fede come di un rapporto nuziale, della storia tra Dio e Israele, tra Dio e l’umanità come di un innamoramento (difficile). Mi piace quest’idea, questo modo di vedere le cose, anche se di questi tempi (Muccino docet!) proporre un matrimonio come luogo della felicità rischia di essere controproducente vista l’aria che tira! Ma al di là del senso di scoraggiamento e di disfatta che si respira riguardo all’amore, in questi nostri fragili tempi, credo che proprio l’amore, l’innamoramento, il patto tra due sposi, sia qualcosa che ci colpisce nel profondo, sia il desiderio nascosto (che alcuni dicono illusorio) che alberga in ogni cuore. Non potremmo dire – a ragione – che l’essere amati e il poter amare, essere riempiti di quel benessere e quell’euforia tipici dell’innamoramento, siano la sensazione che cerchiamo in ogni evento della vita? Gesù si presenta come sposo dell’umanità, come sposo che realizza questo splendido incontro tra Dio e l’uomo, Dio è un tenero amante che circonda di attenzione la sua sposa, l’umanità.
Se la nostra stanca cristianità vuole recuperare lo smalto della freschezza, dobbiamo avere il coraggio di tornare all’essenziale esperienza di chi ha conosciuto il Maestro e si è sentito amato, dell’avventura degli apostoli, abituati ad una vita rude e faticosa, che scoprono nel volto del Rabbì un’infinito bene, un’ineguagliabile sorgente di amore. Pietro e gli altri si sono davvero sentiti amati: nella loro crescita, nei loro fallimenti, nei loro entusiasmi hanno fatto soprattutto esperienza del bene profondo e sconosciuto di Dio. Ecco, l’incontro con Dio, dice la Parola, è un incontro nuziale, un patto d’amore. Se così è la fede, dobbiamo accantonare tutto ciò che sa di abitudine, di dovere, di regola, interrogarci sul nostro modo di annunciare il vangelo e di proporlo. Se Dio è amore e l’uomo cerca amore, perché così tante persone hanno una pessima idea di Dio? Forse anche noi, le nostre comunità. Pur nella fatica del vivere, dobbiamo lasciar emergere di più e meglio che, in fondo, siamo discepoli perché ci siamo sentiti amati. E’ vero, ne sanno qualcosa le coppie più provate, anche l’amore può scivolare nell’abitudine e smarrire la freschezza e la novità del gesto di affetto e dello stupore, proprio come la nostra fede che diventa un rapporto stanco, fatto di abitudine e di noia. Ma nel matrimonio come nella fede questo è un pericolo da evitare, un rischio da affrontare: l’amore va coltivato, la seduzione prolungata, lo stupore ravvivato… Nella fede, però, c’è un vantaggio: almeno uno dei due si butta per primo, si lancia, propone, scuote, fa festa. E’ Dio, ovviamente. E’ lui che Israele propone come fedele, inguaribile ottimista, splendido sposo.
Non è magnifico pensare alla vita di fede come a una festa? Se Dio è anzitutto bene e festa e luce e passione, capiamo l’invito di Gesù ai farisei che si scandalizzano della libertà con cui lui interpreta le leggi di Dio ad andare oltre.
In settimana inizieremo il luminoso cammino del deserto, cammino di preghiera per la pace, cammino di preparazione alla quaresima, cammino di bene e di pace. Osea ci presenta un Dio che fidanza e seduce il popolo nel deserto. Al deserto ha sempre guardato con nostalgia Israele, quel tempo di fuga dalla schiavitù è stato un viaggio di nozze in cui Israele ha imparato la libertà. Anche noi affrontiamo con gioia il deserto per riscoprire il volto seducente e pasquale di Dio.
Amici: oggi veniamo invitati a far festa perché lo sposo è con noi. Facciamola vedere, allora, questa festa, spalanchiamo il sorriso nella nostra vita, lasciamoci contagiare dal buonumore di Dio, impariamo a guardare noi e gli altri come lui ci vede! Che le nostre assemblee di preghiera, i nostri canti,il nostro pasto domenicale siano gioiosi e festosi, perché lo sposo è con noi.


Paolo si difende da quelli che mettono in dubbio la sua autorità: non ha nessuna `lettera` di presentazione. Paolo dice ai Corinti che sono loro la `lettera`. Sì: la comunità cristiana può diventare `lettera` di Dio all’umanità, raccomandazione di Dio all’uomo che cerca la verità. Paolo si arrabbia con questi fanatici del legalismo e delle norme e propone come Gesù un criterio più profondo di verità. Che la nostra comunità, piccolo resto di Israele, desideroso di vivere alla luce del Vangelo, diventi nei gesti concreti questa `lettera` di presentazione di Dio agli uomini.
Ciò che oggi ci viene chiesta è una conversione profonda, un cambio di mentalità, non un taccone per far vedere che siamo cristiani. Vino nuovo in otri nuovi: il vino della gioia, della festa, della bellezza di Dio, della sua armonia e della sua pace negli otri di una comunità che desidera restare fedele al proprio amato sposo!

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