Riprendiamo la lettura continua del vangelo d Matteo.
Ci troviamo dopo un intenso periodo di predicazione in Galilea: la fama del Signore si è diffusa in tutta la regione e non solo; arrivano da lontano per ascoltarlo e, soprattutto, per vedere i prodigi di cui tanto si parla.
Nel bel mezzo dell’annuncio, però, Gesù capisce che deve cambiare strategia.
E lo fa ascoltando i suoi.
A volte sono gli altri ad aiutarci a vedere le cose. A volte proprio il confronto ci fa cambiare prospettiva. A volte lo stimolo ci arriva proprio dalle persone che non immaginiamo.
I discepoli sono appena tornati dal primo invio in missione.
Sono elettrizzati dai risultati, pieni di entusiasmo raccontano gli effetti del loro annuncio.
Parlano di malati guariti, di demoni che fuggono, di gente che accoglie il Regno.
Sono pieni di gioia.
È allora che il Maestro capisce. Li vede , i suoi discepoli, persone semplici, generose.
Ottusi e gretti, spesso, poco abituati alle sottigliezze teologiche.
Quasi sempre non all’altezza della situazione.
Ma pieni di sincero affetto per il rabbì venuto da Nazareth.

Popolino
È lo Spirito allora a fargli intuire una cosa inattesa eppure evidente, banale: chi avrebbe dovuto accogliere il vangelo, lo ha rifiutato mentre invece, lo stesso vangelo viene accolto dalle persone semplici, dagli umili, dal quel popolino disprezzato dai farisei e dai sacerdoti e sopportato con sufficienza dagli aristocratici sadducei.
E capisce. Capisce che quella è la logica del Padre. Capisce che quello è il capolavoro di Dio.
Gli ultimi diventano primi. Gli esclusi, i protagonisti.
No, non ci aveva pensato. Non così tanto. Non così folle.
Gesù si lascia illuminare dallo Spirito.

Gioie
Esulta, si emoziona, sobbalza nello Spirito, secondo la versione di Luca.
Invece di ripiegarsi su se stesso, di lamentarsi, di accusare gli altri, di analizzare le ragioni del rifiuto nei suoi confronti, vede una nuova strada davanti a sé, una strada che realizza ancora meglio il progetto di Dio.
I saccenti rifiutano il suo messaggio? Meglio: lo accolgono i semplici.
Coloro che si pensano furbi lo respingono? Ottimo: saranno i piccoli ad usufruirne.
Il Padre riserva una sorpresa al Figlio. È capace di stupirlo.
Come in una sana relazione di affetto, l’amore rende creativi, capaci di compiere gesti inattesi che suscitano meraviglia e gioia intensa in chi amiamo. Gesù lo riconosce e fa i complimenti al Padre, lo ringrazia, ne è ammirato.
Quando si ama si gareggia nello stupirsi.
Gesù vede nascere da un fallimento una nuova, preziosissima indicazione.
E l’orizzonte si amplia: nella logica del mondo sono sempre i migliori a vincere, i prepotenti ad arraffare, gli spregiudicati a salire sui troni. Non così agli occhi di Dio.
I perdenti, gli sconfitti, i perseguitati sono al centro della sua attenzione.
I poveri, gli afflitti, i dimenticati sono al primo posto nella sua logica inattesa.
Il Vangelo non esalta la povertà fine a se stessa, lo sappiamo bene.
Ci sono poveri meschini e arroganti, truffaldini e bugiardi.
Ma, e questo è vero, la sofferenza, la povertà, la fatica ci possono mettere nella condizione di elemosinare, di attendere una salvezza, di cercare una via d’uscita.
A volte nella povertà e nella piccolezza scopriamo la via che, attraverso l’abbandono fiducioso, ci porta ad incontrare Dio.

Logiche divine
È un’autentica rivoluzione, quella operata da Dio e di cui il Maestro prende coscienza.
Dio si occupa anzitutto degli ultimi, degli sconfitti.
Da sempre le religioni sono andate a braccetto col potente di turno, avallandone le pretese, giustificandone la violenza, assecondandone i capricci.
Re, faraoni, imperatori hanno sempre avuto bisogno del plauso della fede, dei vaticini dei sacerdoti, delle profezie che confermassero il loro potere.
Non così il Dio di Israele che rifiuta di identificarsi nel potere regale.
Non così il Dio di Gesù che ribalta i potenti dai troni e innalza gli umili.
Ora capisce, Gesù. Ora vede il progetto.
I sapienti se ne sono andati, hanno respinto il messaggio.
I poveri sono rimasti. E sono diventati discepoli.
È il riscatto dei perdenti, la rivincita pacifica e luminosa degli esclusi di ieri e di oggi.
Accipicchia.

Periferie
Il profeta incoraggia la figlia di Sion, il quartiere “figlio” della capitale Gerusalemme sorto a Nord della città santa e abitato dai fuggiaschi del Nord, nel 721, scampati alla furia dell’invasione assira. Una quartiere povero, una baraccopoli che, come sogna Zaccaria, accoglie l’arrivo di Dio in umile vesti.
Come dice la Bibbia, con forza, i poveri e i diseredati sono beati non per la loro condizione, ma perché Dio parte da loro per incontrare l’umanità.

Così inizia la nostra estate, in compagnia di Dio che incontra i poveri e gli sconfitti, che ignora i saccenti e gli arroganti, almeno lui.
Buona estate, cercatori di Dio, abbronzatevi l’anima.

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