Dio è nato nel nostro cuore? L’ultima puntata di questa inquietante domanda, dopo avere visto i vari atteggiamenti, le varie reazioni dell’umanità di fronte al Mistero di Dio, si conclude con la figura di questi misteriosi personaggi, segno inequivocabile dell’umanità che – inquieta – cerca il volto di Dio. Epifania: manifestazione. La festa di Dio che si manifesta a tutti i popoli, che spezza il vincolo con il popolo di Israele per allargarlo a tutte le nazioni. Una festa straordinaria, seconda solo alla Pasqua e alla Pentecoste, festa che ricorda che oggi nelle chiese sorelle ortodosse si festeggia il Natale, festa brutalmente paganizzata con l’intrusa vecchietta, la befana, che poco ha a che vedere con la splendida pagina che abbiamo letto. Anzitutto alcune precisazioni storiche. Tra tutte le pagine del Vangelo, sicuramente quella che di più assomiglia ad una pia favoletta è proprio questa: la stella, i magi, i doni … eppure la scienza ci viene incontro e ci suggerisce molti punti di storicità in questo racconto. I Magi, anzitutto, che non erano né tre né re come recita il proverbio popolare; potremmo definire i magi un incrocio tra maghi, astrologi e studiosi, molto ferrati in quella scienza orientale che é l’astronomia nelle concrete applicazioni sulla storia. Così, nel Medio Oriente, si credeva che un fenomeno astronomico particolare (una cometa, una nuova stella), coincidesse con un avvenimento straordinario sulla terra: ad esempio la nascita di un re. Non stupisce, allora, che questi curiosi e insaziabili personaggi si muovano a cercare il re nella reggia di Erode e che, sviati, finiscano col trovare un bambino e sua madre. Quanti significati emergono da questa pagina! Anzitutto quello più immediato, teologico: Gesù viene riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, immagine della realtà della comunità cristiana a cui Matteo scrive. Ma questi Magi, non vi ricordano qualcun altro? Ricordate i pastori di Natale? Di tutti quelli che sanno della notizia, solo i pastori e i Magi riconoscono nel bambino la presenza del Figlio di Dio. I Magi, quindi, sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. Non come Erode e i sacerdoti del tempio che, pur "sapendo", restano ai loro posti. No. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo. Ma a chi lo desidera, non da chi lo ignora. I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dentro dal desiderio e dalla sete della Verità, hanno finito con l’incontrare un "segno", la stella, della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano. No, seduti alla poltrona delle proprie incrollabili supposizioni finiremo col lasciare la fede dietro di noi, col "conoscere", come i sacerdoti del tempio, il luogo dove Gesù é nato ma non piegheremo mai le ginocchia, esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che é Dio. E i Magi questo salto lo fanno, questo capitombolo della fede lo compiono. Offrono oro incenso e mirra. Oro, dono destinato ai re, incenso, resina destinata a Dio e mirra, unguento usato per imbalsamare i cadaveri. Nel bambino riconoscono il Signore, il Dio, il Crocifisso. E noi, alla fine di questo tempo di Natale, con cosa arriviamo alla grotta? Quali doni, se pur poveri, siamo disposti a offrirgli? Che il Signore ci conceda, almeno un poco, di contemplare il suo volto di tenerezza per poter piegare anche noi le ginocchia davanti a un tale prodigio.

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