Rieccoci alla Quaresima. Deposte le maschere (quelle del Carnevale e tutte le altre che indossiamo ogni giorno), ci viene proposto un tempo `forte`, intenso, per verificare l’orientamento, per aggiustare la rotta, per riscoprire, come dicevamo la scorsa settimana, il volto di Gesù sposo dell’umanità. Il tempo di deserto in preparazione alla Pasqua nasce da una considerazione banale, che tutti viviamo: in questo tempo di caos, di confusione, è difficile, molto difficile, dare spazio a sé e a Dio, difficile restare discepoli, difficile restare uomini; con tutta la buona volontà che possiamo mettere, l’organizzazione dei tempi e degli spazi diventa sempre più frenetica, e la vita ci travolge, ci passa addosso… Che fare, allora? Come fermarsi a riflettere, per non correre il rischio di fare come i signori citati nella prima lettura che mangiavano, bevevano, si ammogliavano e non si accorsero del diluvio in arrivo? Deserto, solo deserto. Ecco ciò di cui il nostro mondo ha urgente bisogno. Deserto per ascoltarci, per riscoprire il silenzio, la calma, deserto per andare all’essenziale. L’essenziale per noi cristiani è rappresentato dall’alleanza che Dio fa con l’uomo, questo contratto di amore che Dio vuole stipulare con l’umanità, con ciascuno di noi. Mi fa sempre una certa impressione incontrare persone affannate, disperate, che cercano la verità, la felicità, e non sanno neppure di un Dio che non vede l’ora di stringere con loro un’ alleanza di luce e di pace: corriamo il rischio di morire di sete di fianco ad una sorgente d’acqua. Il deserto, allora, ci costringe a fermarci, a fare diga, a riscoprire cosa è essenziale nella vita, a dargli maggiore spazio, maggiore testa, maggiore attenzione. Pietro, rileggendo la pagina del diluvio, vede un’allusione al nostro Battesimo, fondamentale per la nostra vita spirituale, battesimo purtroppo poco presente nella nostra attenzione e nella nostra preghiera e la Quaresima è per eccellenza tempo di riscoperta del battesimo, ripetendo con Ireneo: `cristiano, diventa ciò che sei!` Come Gesù Maestro, anche noi vogliamo fare quaranta giorni di deserto; Gesù scelse che tipo di Messia diventare, noi per ri-scegliere che tipo di uomini essere.
Questi 40 giorni, allora, sono di preparazione al grande annuncio della Pasqua, alla grande festa della Risurrezione di Cristo. Vedrete come in queste settimane anche l’Eucarestia acquisterà un tono più austero, dando più spazio al silenzio durante la preghiera, accentuando la venerazione alla Parola di Dio, proponendo una riscoperta del Battesimo. Come fare, nel concreto, per vivere con intensità questo tempo? Tre i suggerimenti dal passato delle comunità. Il primo è percepire la fame: fame di Parola, di senso, di autenticità. Un cuore sazio non si percepisce con autenticità, ecco allora la proposta del digiuno. Digiuno simbolico, dalla TV, dalla fretta, ma anche digiuno autentico dall’eccesso di cibo che, ricordiamocelo, appesantisce il nostro ciclo energetico. Un digiuno per qualcosa, però. Spegnere il televisore per giocare con mio figlio, rinunciare al filetto per aiutare un povero, digiunare dal pettegolezzo per guardare agli altri con lo sguardo di Dio.
La seconda strada proposta è quella della preghiera. Una preghiera fatta soprattutto di ascolto, più che di richiesta. E’ questo il tempo di leggere la Parola, tutti i giorni, dieci minuti, con calma. Invocare lo Spirito prima, mettersi una posizione che aiuti la concentrazione, staccare il telefono e leggere la Parola, magari quella della domenica. Leggerla con calma, assaporandola, lasciandola scendere nel cuore, senza fretta. Riscoprire, magari, se la famiglia è cristiana, la benedizione del cibo tutti insieme, prima di mettersi a tavola. Un gesto semplice che ci richiama alla dimensione della gratuità e della bontà di Dio e di ciò che riceviamo da lui. Infine la terza dimensione, quella dell’elemosina. Elemosina che non significa dare del superfluo, ma spalancare il cuore ai bisogni degli altri, una fede che diventa concretezza. Perché non dedicare un po’ di tempo ad andare a trovare la vecchia zia che non vediamo mai? Perché non rinunciare a qualcosa per aiutare i nostri fratelli che (sul serio) muoiono di fame? Allargare il proprio cuore agli altri diventa un gesto che dentro di noi produce un cambiamento, diventando davvero figli della pace. Vale la pena di investire, quindi, non abbiamo paura di avventurarci con Gesù nel deserto per uscirne più autentici e sereni, buon Quaresima, amici, buon cammino di autenticità!

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