Dopo la drammatica pagina dei vignaioli omicidi, oggi Matteo ci regala un’altra pagina straordinaria e sconcertante, che svela il sogno di Dio e la fragilità degli uomini. Gesù vuole scuotere i suoi uditori (e noi), farli uscire dalla secca della religiosità tradizionale per riscoprire la bellezza dell’appartenenza al popolo di Dio.

Festaccia
Il Regno di Dio, ci spiega Matteo, è una bella festa di nozze riuscita. Fate mente locale: pensate alla miglior festa cui avete partecipato, là dove era l’amore a far la festa, non la lunghezza del menu o il lusso degli addobbi floreali. Una festa bella perché composta da persone belle, che si vogliono bene, che gioiscono per la gioia degli altri. Ecco, dice Gesù: la presenza di Dio è qualcosa di simile.
Non per niente san Giovanni inizia il suo vangelo con una memorabile festa nel villaggio di Cana! L’incontro con Dio è festa, gioia, danza, sorriso, bellezza indescrivibile. Travolgente come un innamoramento, vera come il desiderio di donarsi e di vivere insieme, feconda come un talamo nuziale. Il Dio di Gesù invita l’umanità ad un splendida festa di nozze in cui lo sposo è Gesù stesso.
Ma allora – scusate – perché molti pensano alla fede come al più triste dei funerali?
Perché fatico così tanto a testimoniare ai giovani in cerca di senso che l’incontro con il Vangelo è un’esperienza straordinaria? Come ripeto spesso, la sfida del cristianesimo nel terzo millennio è passare da una fede crocifissa ad una fede risorta, perché la gioia cristiana è una tristezza superata, un partecipare al banchetto nuziale che inizia qui e finirà nell’eterno cuore di Dio.
Io credo perché non ho incontrato nulla di più bello nella mia vita che non il Signore Gesù e, ad oggi, nulla mi ha mai dato altrettanta durevole gioia.

Libertà
Ma, lo sappiamo, l’amore lascia liberi. Come i folli affittavoli di domenica scorsa possiamo ignorare e travisare il senso profondo della vita, mettere Dio alla porta, pensare di essere noi i padroni della vigna.
La libertà è l’altro nome dell’amore: nessuno può costringere una persona a riamarti, nessuno può obbligare una persona ad accogliere e restituire l’amore che gli doni.
Dio, il grande amante, si pone un limite rispettando la libertà degli uomini, non viola la nostra privacy, la sua presenza è discreta, il suo invito stenta a farsi udire in mezzo al frastuono delle nostre città.
E, in effetti, l’invito cade nel vuoto.
Le scuse, oggi come allora, sono le stesse: non ho tempo, non è il momento, ci penserò. Come se ci fosse qualcosa di più importante, nella vita, dello scoprirsi amati da Dio!
Certo, il tempo in cui viviamo è un tempo che divora il tempo, che uccide le coscienze, che ci rende (sul serio!) schiavi dell’agire. Me ne rendo conto benissimo, lo vivo sulla mia pelle: restare cristiani, oggi, richiede uno sforzo enorme.
Non si scoraggia, il padrone dell’Universo: vengono invitate persone sconosciute, barboni e rom, prostitute e alcolisti. Dio ribalta le posizioni sociali e i ruoli, nel Regno non conta chi è riuscito, ma chi ha accettato di partecipare al banchetto. Ancora una volta il Signore ci chiede di non sederci sulla nostra fede, di non pensare di avere acquisito delle posizioni di privilegio, ma di avere sempre un cuore da mendicanti, pieno di stupore.
Un invito che, se accettato, richiede un cambiamento del cuore: l’unica cosa che Dio non sopporta, come avevamo già detto, è l’ipocrisia, la falsità, indossare un vestito che non ci appartiene.

Eucaristia, banchetto del Regno
Oggi, allora, la Parola ci richiama alla gioia, alla festa.
Provo una fitta al cuore… avete presente la gioia media che trasuda dalle nostre comunità? Che tristezza! Celebrazioni affrettate, volti irrigiditi, distanze tenute… troppo spesso la gioia non è la prima sensazione che proviamo nell’avvicinarci alla Chiesa. Riscopriamo la gioia, ve ne prego, lasciamo che sia la bellezza di credere, il senso della festa a preoccupare il nostro annuncio. Fino a quando daremo testimonianza di una religiosità tristemente doverosa non avvicineremo nessuno alla fede!
La parabola ci ricorda che la chiamata del Signore è per tutti, che non sta a noi stendere la lista delle nozze, anzi, proprio chi all’apparenza è distante viene invitato alla festa. Questo dev’essere lo stile delle nostre comunità: dell’accoglienza verso chi arriva, dello stile di Dio, senza dividere i fedeli col `devotimetro`. Perché non prevedere – ad esempio – un gruppo di persone che con semplicità accoglie i fedeli all’ingresso delle nostre anonime Messe di città? Perché non dire due parole, prima della celebrazione dell’eucarestia, mettendo sulla bocca parole dette dal cuore prima di quelle suggerite dal Messale? Certo di strada dobbiamo farne molta, in questa direzione, ma dovrebbe essere la preoccupazione maggiore delle nostre riunioni pastorali quella di testimoniare di più e meglio la logica delle festa.


Fioretto
Per concludere permettetemi un `fioretto` che alcuni già conoscono, risalente alla visita papale a Reims, in Francia, di qualche anno fa. Mi è caro amico il prete che si è occupato della Messa, e mi raccontava come dovesse scegliere 50 persone che ricevessero la comunione dalle mani del Papa. L’arcivescovo aveva scelto il criterio delle comunità e così furono scelte le persone rappresentative della Diocesi. Questo criterio, però, aveva escluso, tra gli altri, una ricchissima nobildonna francese, presidente di una multinazionale dello Champagne che, urtata, aveva chiesto di essere tra i `prescelti` stimolando la scelta con un sostanzioso assegno per le opere diocesane. Ma, grazie al cielo, si mantenne fede ai criteri scelti. Il giorno prima della definizione dei nomi una persona, ammalata, si ritirò. Con chi sostituirla? Il mio amico prete andò in arcivescovado, parlò al prelato che rispose: `Faremo come dice il vangelo: esci di qui e la prima persona che incontrerai la inviterai a ricevere la comunione dal papa`. Così fece questo mio amico prete e il buon Dio, al solito, manifestò il suo gran senso dell’umorismo: il 50mo invitato, quel giorno, fu André, il barbone che mendicava quotidianamente all’uscita della Cattedrale, il primo incontrato all’uscita dell’Episcopio, che ricevette – stupito – la comunione dalle mani di Giovanni Paolo…

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