"Questi è il mio figlio bene-amato, nel quale mi sono compiaciuto" così Matteo scrive della teofania che rivela la missione e la vera identità di Gesù. Il salto logico – dall’epifania al Battesimo – ignorando perciò i trent’anni di Nazareth, è solo teorico: oggi Cristo nasce in noi attraverso il segno del battesimo, segno che va riconosciuto, come hanno fatto i Magi.
"Prediletto", traduce la nostra Bibbia, ma preferisco il più letterale "bene-amato" che soggiace al termine greco originale. Gesù – quindi – è anzitutto "bene-amato" e in lui Dio si "compiace". In Cristo – dice san Paolo – anche noi siamo figli, anche noi divenuti co-eredi, anche noi, anch’io sono bene-amato e in me il Padre si compiace. Iniziamo l’anno civile e finiamo il tempo natalizio con questa sconcertante verità: Dio mi ama, e mi ama bene. Non è forse l’ultimo tassello della meraviglia che ha accompagnato le tre settimane di Natale? Pensavamo ad un Dio sulle nuvole, ed eccolo a Betlemme; ci aspettavamo un Dio astratto e concettuale, ed eccolo uomo; speravamo in un Dio a cui chiedere, ed ecco un bambino che chiede; ci aspettavamo un Dio accolto trionfalmente dall’autorità costituita e dai sapienti, e invece chi lo riconosce sono gli abitanti della periferia della vita; ci aspettavamo un Dio evidente e palese, ed invece viene un bambino timido che chiede l’ansia della ricerca per trovarlo, come i magi sanno fare. Infine – oggi – la conversione più grande: mi aspetto un Dio preside, severo ma benevolo a cui devo dimostrare di essere buono, ed invece Dio a-priori, prima, pregiudizialmente, mi ama.
Tutti noi veniamo educati a meritarci di essere amati, a compiere delle cose che ci rendono meritevoli dell’affetto altrui; sin da piccoli siamo educati ad essere buoni alunni, buoni figli, buoni fidanzati, buoni sposi, buoni genitori, bravo parroco… il mondo premia le persone che riescono, capaci e – dentro di noi – s’insinua l’idea che Dio mi ama, certo, ma a certe condizioni. Tutta la nostra vita è l’elemosina di un apprezzamento, di un riconoscimento. Anzi, se una persona mi contraddice, mi accusa, reagisco ma in fondo penso che abbia ragione, dico: "devi arrenderti all’evidenza, tu non vali". La reazione spontanea – lontani da Dio – è allora di difesa e aggressività o di eccessiva superficialità, mi omologo, do il massimo, passo la mia vita ad inseguire l’idea di me che gli altri mi restituiscono. Invece Dio mi dice che io sono amato bene, dall’inizio, prima di agire: Dio non mi ama perché buono ma – amandomi – mi rende buono. Dio si compiace di me perché vede il capolavoro che sono, l’opera d’arte che posso diventare, la dignità di cui egli mi ha rivestito. Allora, ma solo allora, potrò guardare al percorso da fare per diventare opera d’arte, alle fatiche che mi frenano, alle fragilità che devo superare. Il cristianesimo è tutto qui, Dio mi ama per ciò che sono, Dio mi svela in profondità ciò che sono: bene-amato. È difficile amare "bene", l’amore è grandioso e ambiguo, può costruire e distruggere, non si tratta di adorare qualcuno, ma di amarlo "bene", renderlo autonomo, adulto, vero, consapevole. Così Dio fa con me.
Il giorno del nostro Battesimo, giorno così lontano dalla nostra sensibilità, è stato messo nel nostro cuore il seme della presenza di Dio. Non un rito scaramantico, quindi, ma un seme da coltivare, da accudire che, se trascurato, fragile scompare. Dentro: è lì che trovo Dio e tutto ciò che nella vita mi porta dentro (arte, musica, silenzio, natura) mi avvicina a Dio, tutto ciò che è fuori (caos, apparenza, superficialità) me ne allontana. Col battesimo sono entrato a far parte della Chiesa, quella del sogno di Dio, non lo sgorbio che ho in testa, la Chiesa dei santi e dei martiri, la Chiesa che cammina, canta e spera, non quella grottesca dei miei giudizi superficiali. Con il Battesimo sono salvo, redento, mi è tolto il peccato originale, la fragilità nell’amore: come Cristo sono reso capace di dare la vita per i fratelli. Passiamo la vita a riuscire, a diventare. Ognuno ha un suo sogno segreto: grande rock-star, premio Nobel, madre esemplare… ma piu`che figli di Dio bene-amati non potremo mai essere, e già lo siamo. Questa festa, oggi, è la festa di ciò che è nascosto in noi e che va riscoperto: cristiano, diventi ciò che sei!

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