Colloquio di mercoledì scorso, dopo una delle celebrazioni delle Ceneri in una mia microscopica parrocchia; protagonista una signora trentacinquenne, in vacanza qualche giorno per disintossicarsi dallo smog; tema: la fatica del credere, come la Parola sentita alla domenica resta dimenticata fino alla domenica successiva e di come non si riesce – malgrado ogni sforzo – a "dimorare", come direbbe san Giovanni, sotto la luce del Risorto. Conclusione della signora: "Manca come un centro, un punto attorno a cui organizzare tutto il resto". Benvenuti nel terzo millennio dell’era cristiana, tempo in cui non si ha più tempo, tempo nel quale il tempo è frantumato, polverizzato in mille inquietudini. Benvenuti nel tempo in cui essere cristiani, come nei primi secoli, richiede eroismo e martirio, tempo in cui essere sale e luce è avventura entusiasmante e difficile. Benvenuti in Quaresima, palestra che ci diamo una volta all’anno, esercizio per ritrovare l’unità, tempo di deserto, ad esempio del Rabbì che seguiamo e che – come noi – ha voluto fare l’esperienza di deserto per scegliere come vivere, per far ordine intorno alle sue scelte. Gesù nel deserto sceglie che tipo di Messia vuole essere, come esercitare la sua missione, come assolvere il suo compito. Ed esclude il pane, cioé una visione che esaurisce la vita nella materialità, esclude il potere e il dominio, proposta sempre attuale nel nostro quotidiano, e rifiuta una visione magica di Dio (lui lo conosce bene, il vero Dio!). Ecco allora questi 40 giorni di revisione, di rettifica, di essenzialità, per trovare il senso di ció che stiamo facendo, per chiederci se – alle volte – anche noi ci siamo lasciati infinocchiare con questa storia dei beni, del potere e di un Dio magico, cose che continuamente ci vengono proposte come soluzione ai nostri problemi. Mercoledì (domenica per gli ambrosiani) abbiamo iniziato il cammino con un gesto simpaticamente tragico: l’imposizione delle ceneri con il monito: "Dì: guarda che sei poi solo polvere!"; che bel principio di realismo! Ce ne ricordassimo quando ci scanniamo per questioni di eredità o scaliamo la scala sociale, se ne ricordassero i super-iper-tutto dell’umanità che qualche anno dopo la loro serena dipartita saranno polvere! Ce ne ricordassimo quando – senza patemi o tristezze – indaghiamo sul senso della storia e della vita! Il delirio di onnipotenza che – talora – prende la nostra umanità verrebbe guarito da questa semplice considerazione: siamo polvere. Ma polvere che Dio illumina e trasfigura, accende e rende capolavoro e meraviglia…
Nel deserto si va con l’essenziale: avete voglia di trovarvi 15 preziosissimi minuti del vostro tempo per fare il punto della situazione? Della serie: sono contento della mia vita? Chi o cosa sto cercando? Cosa non mi rende ancora libero? Cos’è Dio per me? Provate davvero, magari per scritto, a scrivere le cose essenziali della vita, le cose su cui puntare, gli atteggiamenti che non vi rendono autentici. Quaresima è tempo di penitenza, di pentimento. In giro corre voce che non esista più il peccato. Era l’ora! Dopo secoli di opprimente morale cattolica ci siamo finalmente accorti che in realtà l’uomo è totalmente libero e fa ciò che vuole. Bene, me ne compiaccio: infatti assistiamo tutti ad un’era solare e radiosa, piena di rapporti sereni e di persone realizzate… siamo onesti, please, almeno con noi stessi: l’uomo impara ad essere uomo, l’uomo ha bisogno di capire cosa lo rende felice; il peccato è male perché ci fa del male! Tre le strade della "desertificazione": il digiuno, sia simbolico, cioé spegnere la tivù, dedicare più tempo a sé e alla famiglia, allentare le tensioni, che reale, alleggerendo la cucina per solidarietà con i poveri e per liberare cuore e corpo dalle tossine; la preghiera, intesa soprattutto come esercizio quotidiano (un quarto d’ora, come minimo) di silenzio, di meditazione, di lettura della Parola col desiderio autentico di comunicare con Dio; l’elemosina, come rinuncia ai beni superflui per sostenere chi vive nella miseria. Tre itinerari che, se percorsi con cuore sincero, ci possono condurre alla vicinanza con Dio. Provare per credere!

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