anno C

III DOMENICA DI AVVENTO

Prima lettura: Sof 3,14-18
Salmo Responsoriale: Dal salmo 12,2-6
Seconda lettura: Fil 4,4-7
Vangelo: Lc 3,10-18

“Che cosa dobbiamo fare?”

Ce li immaginiamo i soldati, i pubblicani, i padri di famiglia che raggiungono Giovanni nel deserto affascinati dalla sua predicazione. Il mondo ha sete di profeti, oggi come allora. “Che cosa dobbiamo fare?” è anche la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene, quando una tragedia ci ridesta alla durezza e alla verità della vita. “Che cosa dobbiamo fare?” e il mondo ci risponde: “Sistemati, lavora, guadagna, riposati, curati…” tutte cose piuttosto vere. Ma saranno poi davvero capaci di riempire il cuore? Dove avete puntato la prua della vostra nave? Quale strada state percorrendo? Vi porterà davvero alla felicità? Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, spicchi di vita: “condividete, non rubate, non siate violenti…” Tutto lì? Attenti a non cadere nella sindrome del buon cristiano della domenica: “non rubo, non uccido” pronti a ricevere il bollino blu della buona condotta. No: questo atteggiamento di verità, di desiderio di cambiamento (i pubblicani abitualmente rubavano, i soldati abitualmente erano violenti) è un trampolino per la riflessione che Giovanni sta per fare. La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta… che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Arriva il Cristo, è lui la risposta al cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza. Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia. Si sente quanto è affascinato da colui che annuncia, quanto ne è turbato, quanto lo desideri. Già: la gioia. Il tema di oggi è proprio la gioia. Curiosamente (e drammaticamente) pensare al Vangelo non dà gioia. I giovani che incontro declinano la parola “fede” con “noia, dovere, obbligo, dio rompiscatole…” come mai? Forse hanno visto le nostre facce all’uscita di Messa! E si sono detti: “e questi sono coloro che hanno incontrato il risorto?” Ah! Di quanta conversione abbiamo bisogno! Giovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede. Ma già gioisce. L’annuncio che vi faccio, la “buona novella” in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiunge è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo. Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia. Non gioia semplice, sciocca, ingenua. Mediteremo a lungo, fra qualche mese, di come la gioia cristiana sia una tristezza superata, sia una gioia conquistata a caro prezzo… Nel frattempo Paolo dice ai Filippesi e a noi: “rallegratevi nel Signore sempre!”; aggiunge che la nostra gioia deve essere nota a tutti, cioè che la gente deve pensare ai cristiani come gente serena e piena di luce! Per Paolo, che pure di cose tristi ne subisce e ne vede, la pace che viene da Dio custodisce i nostri cuori. Ma se la mia vita è un calvario? Se proprio la sofferenza è la nota dominante della mia vita? Se la depressione o la solitudine hanno minato alla radice il mio buonumore? Perché mai devo essere felice? La risposta di Sofonia, profeta vissuto nel 640 a.C., è bruciante: “Il Signore tuo Dio … esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore”. Sii felice: tu sei la gioia di Dio! Sii felice: Dio ti ama teneramente con il suo amore ed è il suo amore che ti rinnova, ti cambia. Tutta la Bibbia, tutta l’esperienza di Israele prima e della Chiesa poi dice questo: sei amato, il vero volo di Dio è uno sguardo di bene e di amore che ti ricostruisce. Natale si avvicina e siamo invitati a riscoprire questo atteggiamento fondante della fede cristiana: non come sforzo ma come consapevolezza; siamo la gioia del nostro Dio e questo riempie la nostra vita di gioia per essere discepoli di colui che è fuoco e dona lo Spirito…

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