Viva internet e tutte le diavolerie elettroniche!
Mi sono ritagliato quindici giorni di vacanza: per me, montanaro, è essenziale fare un po’ di mare, spiaggia, sole e bagni in abbondanza. E. così, scopro sempre posti splendidi: ospite di amici o in albergo, mi sto vivendo dei giorni davvero splendidi.
Dopo la doccia e prima di cena, dopo avere riempito il cuore di un tramonto sul mare, ultimo, come sempre, a ritirarmi dalla spiaggia, scarico la posta e navigo su Internet. Oggi mi ritrovo a commentare il vangelo delle vacanze di Gesù dalle vacanze. Ma dai, che bello!
(Chiedo scusa a quanti vivranno l’estate senza vacanza, è successo spesso anche a me, vi porto nel cuore…)

Stanchezza
Alzi il dito chi non si è mai sentito stanco, esausto, scoppiato.
Non parlo, ovvio, della stanchezza esteriore, ma dell’innaturale stanchezza che prende ciascuno di noi alla fine di una settimana lavorativa passata non a lavorare a picco e pala ma davanti ad un bizzoso computer o imbottigliati per due ore al giorno nel traffico; parlo di quella più drammatica, quel dolore sordo che ti prende in pieno petto quando meno te lo aspetti, magari quando la tensione per un lavoro si è sovrapposta alle preoccupazioni in casa, parlo dell’urlo straziante di Munchiana memoria che alberga in fondo al nostro cuore, quel dover sempre a tutti i costi dimostrare di valere, di essere un buon marito, una brava madre, un buon prete, l’urlo profondo di stanchezza, di urgente ed ineludibile bisogno di senso, di gioia, di pace che fatichiamo a trovare nella nostra quotidiana follia.
Oggi parliamo proprio di questo bisogno, parliamo del fatto che se non troviamo un senso alla nostra vita, se non arriviamo a capire la ragione per cui siamo nati allora – prima o poi – scoppiamo.
E scoppiamo scappando o tacendo o stordendoci o illudendoci che alla nostra felicità manca qualche decina di cavalli nel motore della nostra auto o qualche ruga in meno.

Il Nazareno
E Gesù vede, se ne accorge, ne prova compassione, tenerezza.
La sua non è una tenerezza sdrucciolevole e finta.
Il suo è un accorgersi pieno di autentica compassione, di condivisione adulta del sogno e del dolore degli uomini.
Gesù conosce il dolore perché è uomo fino in fondo, perché ama davvero questo Dio timido e pieno di esperienza.
Gesù accoglie i suoi tornati dall’annuncio di domenica scorsa. Sono entusiasti ma stanchi, pieni di gioia e di lice negli occhi. Li ascolta col sorriso, perché Gesù ama il successo dei suoi subalterni, è felice delle nostre gioie, non è un Maestro che adora essere adorato. E si accorge della loro stanchezza, della loro fatica. Gesù vede che i suoi stanno scoppiando, come tanti preti che incontro e che mi fanno segno con la mano di quante parrocchie gli hanno aggiunto come se dovessimo serrare le fila e tappare i buchi invece di costruire comunità, Gesù vede i suoi pieni delle preoccupazioni dei malati che chiedono una guarigione e penso alle mamme stanche di non dormire – tre figli in quattro anni – che non hanno più la forza per vivere, altro che pregare; Gesù sa che abbiamo bisogno di dentro, di pace, di luce, di vacanza.
Vacanza bella non piena e stupida, non stordente e chiassosa.

Vacanze
Il Signore ci propone di passare le vacanze con lui, nel silenzio, nel deserto, ci chiede di fidarci, di guardarlo negli occhi, perché lui è il pastore che si commuove della fatica delle pecore, il pastore che non vuole a tutti i costi venderci qualcosa.
Gesù propone ai suoi di andare in disparte, con lui, a riposare un po’…
La vacanza è il momento in cui andare in disparte e riposarsi un po’ con il Signore Gesù.
C’è il rischio di vedere la vacanza come un momento di euforia, di eccesso, di esteriorità.
Le vacanze, specie quelle che permettono viaggi lontani, sono sempre più diffuse ma sono davvero occasioni di rispetto e confronto con culture diverse? Di approfondimento della complessità dell’uomo?
Sappiamo cogliere la vacanza come un dono, come un momento di ascolto e di confronto con gli altri, uscendo dal nostro orizzonte e dai nostri giudizi per accogliere con dignità la vita di altri popoli?
Fate come Benedetto: mettete nella valigia un vangelo e un libro di spiritualità!
Abbiamo sempre pronta la scusa di non avere tempo da dedicare alla preghiera: perché non ricavarlo durante il tempo del riposo?
Il Signore ci invita a riposarci, ad andarcene in disparte certo, ma con lui, per ritrovare l’armonia tra il corpo e lo spirito che la frenesia del lavoro spesso interrompe.
Una seconda, consolante parola, per tutti gli altri.
Per quelli, la maggioranza (!), che non hanno, né avranno la possibilità di fare vacanza, specialmente per quelli che d’estate vivono ancora più soli: gli anziani, gli ammalati, le persone separate, chi è in difficoltà economica.
Il Signore guarda la folla e prova compassione, si commuove, perché, allora come oggi, noi uomini siamo come pecore senza pastore.
Animo, amici! Il Signore non si dimentica di noi, non ci lascia soli, diventa nostro pastore.
A questo Dio di tenerezza e di compassione sappiamo rivolgere il nostro sguardo e la nostra preghiera.

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