Arriva ogni anno, puntuale.
È una delle pagine più famose del Vangelo, quella di Pietro che scopre di essere papa.
In realtà è molto di più: è la manifestazione dell’immenso rispetto che Dio ha per ciascuno di noi.
E che noi, troppe volte, non abbiamo di lui.
Una volta all’anno ci capita si sentirci chiedere da Gesù: «Chi sono io, per te?».
Oggi, non dieci anni fa, o un anno fa. Oggi siamo chiamati a fissare il nostro sguardo su quello del Nazareno, per scoprire se vogliamo ancora essere discepoli del Maestro.
Con rispetto Dio ci pone una scelta, ci chiede di usare l’immenso dono della libertà.
Lasciando perdere i sondaggi, le questioni politiche, le polemiche (nauseanti), le riflessioni sul ruolo della Chiesa in Italia, i “distinguo”, le risposte da catechismo senza anima, Gesù ci riporta alle orgini, all’incontro fra noi e il Dio di Gesù.
Per non dribblare la questione essenziale, assoluta, imprescindibile.
Non ci invita a discutere su: “che ruolo ha Gesù nella nostra contemporaneità”, o “che rapporto esiste fra cristianesimo e Chiesa” o qualche altro tema da serata ferragostana (giusto, doveroso e opportuno).
Seccamente, come uno schiaffo, come un proiettile, come un pugno nello stomaco, Gesù, oggi, chiede a ciascuno di noi, a me, prete: «Chi sono io, per te?».

Pioli
Bene, ci vuole.
Ne parlavo con una persona in questi giorni. Abbiamo necessità di fermarci, d’ogni tanto, per porci delle domande, per tornare all’essenziale, per fare memoria delle tante cose belle che il Signore ha fatto e fa per noi.
Succede che le cose belle scaturiscano dal dolore.
Non lo vorremmo, ma è inevitabile. E forse necessario.
Perché nella sofferenza la verità si fa più chiara.
Isaia se la prende contro Sebna, un funzionario corrotto del palazzo del re che sarà sostituito da Eliakim. Un avvicendamento perso nelle nebbie della storia che la liturgia rilegge come una profezia su Cristo. È lui il piolo conficcato, è lui che dona certezza, è lui, il Cristo, l’unico punto di riferimento del nostro incedere.
Dio si serve di un figlio del popolo per dirigere il popolo.
Logica che ci sfugge, noi che vorremmo sempre tenere tutto sotto controllo, anche l’opera di Dio.
Logica imperscrutabile, dice san Paolo riguardo ai suoi fratelli ebrei che faticano a riconoscere in Gesù il Messia (e come dargli torto!), rifiuto da cui, misteriosamente, scaturisce l’avvicinamento dei pagani. Di noi pagani.

Cortesie
«Chi sono io, per te?».
Simone il pescatore osa, si schiera.
Gesù è uomo pieno di fascino e di mistero.
Di più. È un profeta.
Di più. È il Messia.
Facile dirlo, per noi. Ma per chi stava lì con lui, con il falegname di Nazareth, è un’affermazione sconcertante. Gesù non era un uomo di cultura, e neppure religioso. E non era neanche tanto devoto, permettendosi di interpretare liberamente la Legge (riportandola all’essenziale, in verità).
Per Simone, dire che Gesù è il Cristo è un salto mortale.
E Gesù gli restituisce il favore.
Simone dice a Gesù: “Tu sei il Cristo”, che significa: “Tu sei il Messia che aspettavamo”, una professione di fede bella e buona e, decisamente, ardita.
Pietro, riconoscendo nel falegname l’inviato di Dio,  fa un salto di qualità determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierà la vita.
Gesù gli risponde: “Tu sei Pietro”.
Simone non sa di essere Pietro. Sa di essere cocciuto e irruente. Ma, riconoscendo in Gesù il Cristo, scopre il suo nuovo volto, una dimensione a lui sconosciuta, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.
Sapeva di essere un testone, scopre di essere una roccia; sapeva di essere un irruento, un sangue caldo; il Signore gli svela che su questo difetto potrà costruire un ruolo, aiutare i fratelli.
Pietro rivela che Gesù è il Cristo, Gesù rivela a Simone che egli è Pietro.  Scambio di cortesie.
Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.
Confessare l’identità di Cristo ci restituisce la nostra profonda identità
Il Dio di Gesù non è un concorrente alla mia umanità.
Alcuni sono persuasi che aprendosi alla misericordia di Dio, quasi venga a mancare una parte della propria umanità. Molti hanno la comica immagine del cattolico come mezzo-uomo, animale da sacrestia (immagine talora confermata da certi nostri devoti!). Niente di più fasullo: se il Dio in cui crediamo ci fa decrescere in umanità, non è il Dio di Gesù Cristo.
Quanti, avendo seguito con più decisione la presenza del Signore Gesù, giungono a dire che hanno imparato a diventare veramente uomini! Non abbiamo paura, quindi, a fidarci di questo Dio che davvero ci può rivelare a noi stessi, con semplicità e verità.

Pietra
Per questo coraggio, per il suo ardire, per la sua generosità imbarazzante, per la sua irruenza Pietro è scelto per confermare la fede dei fratelli, per custodire e dire il Vangelo insieme agli altri apostoli.
Così oggi Pietro è un timido bavarese ottantenne che ancora porta avanti con fedeltà il difficile compito affidatogli sulle sponde del lago.
Preghiamo con Pietro, per lui, che conservi la fede e ci aiuti ad andare all’essenziale.

 

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