Gesù, che celebriamo Risorto e Signore, Gesù che scopriamo essere più di un Maestro, più di un Profeta, ci svela il volto di Dio. Gesù ne parla con autorevolezza perché lui, in quel volto ci si specchia, ne parla con stupore perché, ora che è uomo, vede dal di fuori il volto del Padre e ci rassicura: poiché Dio è padre e madre, non dobbiamo temere nulla, non dobbiamo lasciare la paura inquinare la nostra vita.
La prima comunità matura questa verità sconcertante: Gesù è la presenza stessa di Dio, il figlio di Dio venuto per raccontare agli uomini chi è veramente Dio Padre.
E questo perché quasi duemila anni di alleanza con un popolo, Israele, non erano bastati perché l’uomo, finalmente, si allontanasse da tutte le rappresentazioni superstiziose di Dio e potesse, senza più errori, conoscere nel profondo, in intimità, il volto del Padre.


Io non credo in Dio
Io non credo in Dio, credo nel Dio di Gesù Cristo. In questi quindici faticosi anni di servizio al Vangelo, parlando con migliaia di persone, dedicando tempo al mio `dentro`, ho scoperto una verità banale e sconcertante: ogni uomo ha un’idea spontanea, naturale, di Dio. Poi ci crede o no, asseconda o meno questa immagine, gli viene meglio spiegata da qualcuno che presume di conoscerlo meglio e cerca di convincerlo. Non ho dubbi su questo: l’immagine spontanea, inconscia che abbiamo di Dio è, mediamente, orribile. L’idea di un onnipotente egoista, bastante a sé stesso, misterioso e scostante, irritabile e incomprensibile, da tenere buono, un Dio che ignora la sofferenza, che permette la morte degli innocenti, che si sveglia di malumore, batte un pugno sul tavolo e provoca la morte di centinaia di migliaia di persone travolte da un maremoto.
Gesù è venuto a smentire questa tragica visione di Dio che – ahimè – perdura nel cuore degli uomini, nonostante duemila anni di cristianesimo.


Conversioni
Tutta la nostra vita è una conversione dal Dio che c’è nella nostra testa al Dio di Gesù Cristo!
Il Dio che Gesù racconta è il Dio d’Israele, che si è svelato progressivamente, rispettando i tempi di comprensione dell’uomo, attento alla fatica di vivere dell’uomo. È il Dio geloso (Es 20,5), che ama sul serio, non di un amore asettico, ma di un amore talmente viscerale da esigere attenzione, e spesso la Bibbia usa immagini umane per descrivere la gelosia e la passione di Dio che sente contorcersi le interiora per i suoi figli (Ger 31,20). Un Dio che svela agli uomini la strada per essere felici, le famose dieci parole (noi abbiamo tradotto discutibilmente `dieci comandamenti` suscitando quel moto spontaneo di affetto che abbiamo mediamente verso leggi e regolamenti…) che indicano all’uomo il percorso verso la felicità Un Dio che conosce la sofferenza del popolo (Nm 20,16) e che vuole liberarlo attraverso l’opera di altri uomini, che sa pazientare (Sap 15,1) e scuotere, intervenire e sostenere, amare e forzare. Un Dio che sa perdonare e dimenticare, che è ostinato nel suo amore, che perseguita Israele con i suoi benefici (Sal 103,2), un Dio bellissimo, che non si riesce a vedere se non di spalle (Es 33,23), e la cui visione provoca la morte, talmente è glorioso. Un Dio che – come dicevamo – stanco di essere frainteso si fa uomo, corpo, sguardo. Un Dio che suda e impara, si stanca e ride, fa festa e lutto, lavora e gioisce della famiglia e dell’affetto dei suoi. Un Dio che si piega sull’umanità ferita, come un buon samaritano (Lc 10,33ss) versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza, che si prende in carico l’uomo dolorante e lo conduce alla locanda del regno. Un Dio che, come un padre (Lc 15), accetta che il figlio minore se ne vada di casa con i suoi soldi, rischiando di perderlo, purché egli faccia le sue scelte, che lo accoglie con rispetto, senza chiedere ragione della sua fallimentare esperienza e gli restituisce dignità, che fa festa ed esce a convincere il rancoroso fratello maggiore ad entrare con lui. Un Dio che si commuove fino alle lacrime (Gv 11), che ama l’amicizia e l’accoglienza, che sceglie di donarsi fino in fondo, che non ha paura del rischio, che vuole morire per sigillare le parole `ti amo` rivolte a ciascuno di noi, che piange di paura e chiede qualcuno che lo ascolti, che pende nudo da una croce. La croce svela la misura di un Dio sconfitto per amore, che preferisce morire per dire l’ultima parola. Gesù ci svela il volto di un Dio paziente, silenzioso, timido, rispettoso dell’uomo. Timido, perché egli è come la brezza del mattino (1Re 19) e rispetta (lui almeno!) la libertà dei suoi figli. Un Dio adulto che ci tratta da adulti, che dice a Mosé: `ho visto la sofferenza del mio popolo… và, io ti mando` (Es 3,7-8), quando tutti avremmo preferito sentirci dire: `Ho visto la sofferenza del popolo, ora intervengo`. Dio non ti allaccia le scarpe, né ti risolve i problemi: ti aiuta ad affrontarli, ti spiega che non è poi così fondamentale superarli, che la storia ha un tesoro nascosto che sei chiamato a scoprire. Gesù ci svela un Dio discretamente vittorioso nella resurrezione, che ha un piano per l’umanità, che ha un sogno, la Chiesa, i suoi discepoli, chiamati non a salvare il mondo, ma a vivere da salvati, costruendo quel regno che lui è venuto ad inaugurare, regno di giustizia e di pace, di amore e di luce, di sguardo verso l’altrove. Un Dio che viene là dove la sua comunità si raduna e si rende presente nell’amore che si scambiano i discepoli e nei Sacramenti.


Il compito di Pietro
Ogni uomo è chiamato a percorrere la via che è Gesù per scoprire il vero volto di Dio. Ci vuole l’intera vita per farlo, e continua conversione. Ci vuole passione ed ostinazione, intelligenza e costanza, umiltà e autenticità. Non seguiamo una regola di vita, non una teoria, ma una persona. Gesù non ci indica la via, si fa lui stesso strada da percorrere, seguendo le sue parole.
Pietro, il nuovo Pietro, ha come compito principale quello di essere discepolo, lui per primo.
Preghiamo per il nuovo Pietro (mentre scrivo, fumata nera!), perché sia anzitutto discepolo, per incoraggiare tutti noi discepoli a scoprire il volto di Dio, pieno di ogni verità e tenerezza…
E noi, in quale Dio crediamo?


Un abbraccio alle famiglie che hanno vissuto con me lo scorso week: siate segno della fedeltà di Dio per gli uomini. Vi chiedo una preghiera per gli ottanta cercatori di Dio che meditano la Passione con me in questo week. La raccolta di fondi per il Centro Pastorale che sto costruendo ha raccolto la bellezza di 21mila Euro, grazie! Don Paolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.