Una bella parentesi ci aspetta quest’anno prima di riprendere il cammino del tempo liturgico ordinario: la solennità della nascita di Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna (Mt 11,11).
Giovanni è – tra l’altro – l’unico santo di cui ricordiamo sia la nascita che la morte.
La tradizione profetica ha sempre caratterizzato l’esperienza di Israele nel suo cammino. Chi sono i profeti? Alle volte si pensa che siano persone che predicono il futuro… macché, quelli sono gli indovini! No, i profeti sono amici di Dio che, animati nel profondo dallo Spirito Santo, indicano al popolo l’interpretazione di eventi, ammoniscono, scuotono, a volte anche con metodi piuttosto inusuali e rudi. Straordinaria la presenza dei profeti nella Scrittura, uomini diversi sedotti da Dio che fanno diventare la loro vita una catechesi vivente, un monito continuo al popolo, a volte al costo della propria vita. Persone che rischiarano le tenebre e che invitano alla speranza. Persone che – come dice Pietro oggi – indagano e scrutano la salvezza sulla grazia a noi destinata. Compagni di viaggio, amici di Dio, hanno a lungo invitato il popolo a guardare alla salvezza che doveva arrivare per compiere la promessa comunionale del Dio d’Israele realizzata in Gesù.

E – tra questi – spicca come un gigante Giovanni Battista. Giovanni crudo asceta del deserto, Giovanni tagliente predicatore, Giovanni disposto a morire per mantenere fede alla sua missione di verità. Giovanni che prepara e dispone il popolo all’accoglienza del Messia ma che, teneramente, resta anche lui spiazzato dall’originalità di questo Messia. D’altronde: come biasimare Giovanni?! Il più grande dei profeti ma anche il più sfortunato: invita a conversione, grida e minaccia, indica un Messia vendicativo con l’ascia pronta a tagliare l’albero che non produce frutto e poi arriva Gesù che invece di abbattere accarezza e pota l’albero per fargli portare più frutto! Impressiona il fatto che addirittura Giovanni sia spiazzato dall’inaudita tenerezza di Dio: anche lui deve arrendersi alla contro-logica del Dio d’Israele.

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