È solo l’ennesima notte di freddo e di insonnia, passata facendo i turni per vegliare il gregge. Una notte uguale a quella del giorno precedente, una notte uguale a quella di domani. In mezzo: loro, i pastori, che cercano di scaldarsi dalla gelida notte della Giudea. Nei loro cuori rabbia, rassegnazione, disincanto, come sono i sentimenti di coloro che hanno speso tutte le energie per sopravvivere.
Piccole vite inutili, rottami della storia, residui dell’umanità.
Ce n’erano allora, ce ne sono ancora oggi, sempre più numerosi.
Uomini e donne dalla vita anonima, sbiadita, inutile, che si sono arresi davanti al mondo competitivo, altri che non hanno mai neanche iniziato a combattere, sapendosi perdenti.I sogni sono finiti, se mai hanno avuto il coraggio di coltivarli.
Penso ai tanti perdenti che ho incontrato nella mia vita. E quest’anno.
Persone che non finiranno mai in nessuna statistica, in nessuna rivista, in nessun talk show.
Bastardi della storia, proprio come i pastori.

Buone notizie
E l’angelo appare ai pastori. Non all’imperatore tronfio dei suoi possedimenti, non a Erode che pensa che Dio sia un pericolo per la propria realizzazione, non ai sacerdoti pieni delle loro convinzioni assolute, non alla brava gente di Gerusalemme troppo presa dalle festività imminenti per desiderare veramente la venuta di Dio.
Loro, i pastori, non si pongono nemmeno il problema.
La maggioranza ha qualche guaio con la legge, nessuno ha il tempo di frequentare una sinagoga, nessuno rispetta il riposo dello shabbat, nessuno sale al tempio appena rifatto tre volte all’anno, non scherziamo. A loro non interessa il Messia, a loro non importa di Dio, né Dio si interessa di loro, ci mancherebbe.
E invece.
Quell’annuncio, quel battaglione di angeli mandato a fare un po’ di cinema con tanto di luci sfolgoranti, quel canto che augura la pace, infine, per chi si sente amato da Dio, ribalta ogni prospettiva, stravolge il mondo.
Andate a vedere, dice l’angelo, vedrete come segno una mangiatoia.
Per voi, non per gli altri, è nato il Salvatore.
Per voi che non sapete nemmeno cos’è, la salvezza.

Grande Dio
Mangiatoia pastori. Come pesce per i pescatori o stoffa per il sarto.
Il segno che l’angelo dona ai pastori è ciò che conoscono meglio. Non alza l’asticella: possono incontrare Dio esattamente con ciò che sono, con ciò che conoscono. È Dio che si è fatto loro incontro, senza porre condizioni.E loro vanno, e vedono, e capiscono.
Spiegano alla ragazzina provata dal parto e al suo fidanzato degli angeli.
Maria sorride debolmente, Giuseppe non sa che pensare. Che storia.
Dio nasce in un paese lontano, in condizioni di disagio e gli unici che se ne accorgono sono quelli che mangiano pane (poco) e disagio una volta al giorno.
Tornano pieni di gioia al loro insopportabile lavoro, i pastori; nessun bel finale: l’odore di sterco è lo stesso, il freddo è ancora pungente. Il loro cuore è cambiato.

Ecco Dio
Ecco Dio, voi che lo aspettate. Ecco Dio, voi che non ne sentite il bisogno. Ecco Dio, professionisti del sacro. Eccolo, inatteso, sconvolgente, stordente, folle.
Un Dio che si annuncia a chi non se lo merita, a chi non lo prega, a chi maledice la vita tre volte al giorno.Un Dio che si fa riconoscere dai segni quotidiani, che si nasconde nelle piccole cose. Un Dio che cambia la vita che se anche resta la stessa, assume una luce diversa.
Ecco Dio, discepoli del Nazareno, che ancora non vi stancate di essere cristiani e di seguirlo e di pregarlo. Ecco Dio, diverso da come lo vorremmo.
Un Dio bambino, che non risolve i problemi, ma ne crea, chiedendo accoglienza.
Un Dio che non punisce i malvagi ma che dai malvagi è cercato per essere ucciso.
Un Dio che si rivolge a noi poveri, a noi perdenti, a noi inquieti.
Lui per primo povero, perdente, inquieto per amore.

Se Dio è così
Se Dio è così significa che ama l’umanità al punto da diventare uomo.
Se Dio è così significa che Dio è accessibile e ragionevole, tenero e misericordioso.
Che l’idea di un Dio potente da tenere a bada, che si fa gli affari suoi, sommo egoista bastante a se stesso, è fasulla e pagana, che Dio ama, prima di essere amato.
Se Dio è così significa che ha bisogno di noi, come ha avuto bisogno di una madre e di un padre.
E che io posso riconoscere Dio e servirlo in ogni sconfitto, in ogni povero, in ogni abbandonato.
Che la fragilità degli uomini è il luogo che Dio vuole abitare, che, se vivo questo Natale con la morte nel cuore, allora è esattamente la mia festa, perché Dio abita anche la stalla della mia vita.
Se Dio è così.

Pastori
Vorrei abbracciarvi ad uno ad uno, compagni di viaggio. Migliaia di volti, di storie, di lettere, di pianti, di sorrisi ricevuti come un dono prezioso durante il mio pellegrinaggio di speranza in questo anno. Vorrei abbracciarvi ad uno ad uno, comunicandovi la speranza che riempie ancora il mio cuore e la mia piccola fede. Vorrei mostrarvi quanta grazia, quanta gioia, quanta pace Dio continua a suscitare.


Un augurio speciale a tutti e a ciascuno.
A don V che mi racconta la sua storia di Natale. Vera.

«Lui è venuto a chiedermi un pezzo di pane i giorni scorsi, Un bel ragazzo, sui quaranta, credo, dell’est. Al suo paese non può tornare, minacciato dagli usurai, qui è un clandestino e non ha più lavoro da tre anni. Vive di elemosina nel grande parco della città, e mi ha raccontato come si diventa barboni, giorno dopo giorno, senza volerlo. Come si diventa invisibili per i tanti che passano. Come si fa fatica a non venire travolti dalla violenza e dai demoni che ti spingono a rubare. Come riesci a sopravvivere mandando a memoria i luoghi dove qualche anima pia ancora ti offre un piatto caldo, senza chiederti nulla e del suo unico amico, Flick, un gatto randagio nero come la pece, prima diffidente, poi amico inseparabile al punto da dedicargli i cinquanta centesimi raccolti durante il giorno per comprare il cibo al gatto, prima che a sé. Faceva troppo freddo ieri, e se anche avevo paura della polizia l’ho fatto dormire nel sottoscala. Poi è rimasto. Dopo una settimana se n’è andato senza dire niente. Mi ha chiamato la sera, disperato, era tornato nella grande piazza a cercare il suo gatto. Piangeva come un bambino, diceva che era l’unico che gli aveva voluto bene e che era sparito. Sono andato in Chiesa e ho pregato come non facevo da tempo. Solo un gatto, dicevo a Dio, che sarà mai per te, Signore? È tornato ieri, radioso, col suo Flick in braccio».

Buon Natale.

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