1. Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10, 22-30

    In quel tempo. Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Siamo nelle mani di Dio

Pietro e Tommaso hanno faticato per credere al Risorto.
Anche noi, come loro, attraversiamo il mare che è la nostra vita incontrando ostacoli e dovendo continuamente affidarci al Signore, per scoprire se – sul serio – siamo credenti.
La vita è un tempo che ci è dato per imparare ad amare.
Scoprirsi amati da Dio e scoprire in lui la sorgente dell’amore è l’esperienza più bella che possiamo fare.
Ma la vita è faticosa, lo so, lo sapete.
La fede arriva a noi attraverso mille difficoltà e mille dolori.

A volte fatiche e dolori che arrivano proprio dai fratelli di fede, come in questo delicato momento storico della Chiesa.

Udite!
Diventare adulti nella fede significa scoprire ciò che Gesù dice: nulla mai ci potrà allontanare dalla mano di Dio. Gesù ci tiene per mano, con forza. Ci ama, come un pastore capace, come qualcuno che sa dove portaci a pascolare. Non come un pastore pagato a ore, ma come il proprietario che conosce le pecore ad una a una.
Perché dubitare della sua presenza?

“No, nessuno mi rapirà dalla Sua mano”. E’ una preghiera, un’invocazione che spesse volte consiglio a chi viene a scaricare la sua angoscia e la sua fatica nelle mie povere mani.

Ci sono situazioni, molte, troppe, in cui non si sa più che fare: un matrimonio sbagliato, un figlio con cui non si dialoga, un cancro incurabile, una morte improvvisa. Troppe volte ci scontriamo, nella nostra vita, con la miseria delle situazioni e, smarriti, rischiamo di scivolare nel profondo baratro dello scoraggiamento e della disperazione. In quei momenti, come una notte del cuore, smarriamo la fiducia in Dio. Allora, proprio in quei momenti, abbiamo bisogno di sederci, con calma, e di riprendere in mano questa pagina piena di tenerezza. Credete, amici? Ci credete in questa Parola? Non è “ricordo” ma “vita” questa Parola?

Allora udite: il Padre è più grande. Più grande dei tuoi sbagli, più grande dei tuoi limiti, più grande della tua malattia, più grande della tua solitudine, più grande, più grande. Come un Pastore, buono, straordinariamente buono, ci dice, ci garantisce, ci assicura che siamo nella sua mano e non andremo mai perduti, mai rapiti, mai lontano. 

 Abbiamo bisogno di sentircelo dire. Non come una frase di circostanza da parte di un amico che esercita la “paccoterapia” (tap tap sulla spalla… ) come meglio riesce, ma come una Parola autorevole, autentica, vera, pronunciata da Cristo Risorto. Come se la liturgia ci dicesse: “Credi, ora che hai visto la sua resurrezione, alle sue parole?”. 

Fede
La fonte della fede, l’origine della fede è l’ascolto.
Ascolto della nostra sete profonda di bene e di luce. Ascolto della Parola che Gesù ci rivolge svelando il Padre. Questo ascolto ci permette di ascoltare la nostra vita in maniera diversa, di mettere il Vangelo a fondamento delle nostre scelte.
Ci conosce, il Maestro.
Conosce il nostro limite, la nostra fatica, ma anche la nostra costanza e la gioia che abbiamo nell’amarlo. E Gesù, oggi, ci esorta: niente ti strapperà dal mio abbraccio.
Non il dolore, non la malattia, non la morte, non l’odio, non la fragilità, non il peccato, non l’indifferenza, non la contraddizione di esistere. Nulla.
Nulla ci può rapire, strappare, togliere da Lui.
Siamo di Cristo, ci ha pagati a caro prezzo.
Siamo di Cristo.

Destini
Al discepolo non è risparmiata la sofferenza, la vita non è semplificata.
La vita è semplicemente illuminata, trasfigurata, diversa.
Altro è sbattersi tutta la vita chiedendosi qual è la misteriosa ragione del nostro passaggio in questa valle di lacrime. Altro scoprire che siamo inseriti nell’immenso progetto d’amore che Dio ha sull’umanità. E di cui possiamo far parte.
Qual è il tuo destino, amico lettore? Hai scoperto qual è il tesoro nascosto nel tuo campo? Hai capito per quale ragione sei stato tratto all’esistenza? Spero di sì, e che questo sogno sia lo stesso che Dio ha su di te.
Allora potrai essere davvero in cammino, in strada. Non importa se diventerai un premio Nobel o il sommo manager o chissà che.

Scoprendoti nel cuore di Dio, nel suo pensiero, nella sua mano, smetterai di restare ripiegato sulle tue piccole paure, finirai con il dimenticare le tue fragili frustrazioni per amare, infine.

 

Tu ci tieni in mano, Signore, con delicatezza, con affetto, con verità, tu ci tieni nel palmo della tua mano.

Non ci abbandonare, Maestro, non permettere che ti abbandoniamo.

Paolo Curtaz

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